FESTIVAL ITALO-ARGENTINO
Teatro y musica un ponte, due culture

Gianluca Barbadori, marchigiano, trentunenne, attore e organizzatore di eventi artistici, è Direttore artistico di Laboratorio Teatro Terra.
Come molti marchigiani Gianluca ha dei parenti in Argentina, ma come pochi marchigiani ha vissuto a Buenos Aires per due anni, dall’80 all’82, tornandoci poi spesso. Adesso vive ad Ancona, ma ha mantenuto molte amicizie nella capitale argentina dove si sente a casa sua. Parla perfettamente il castigliano (cioè lo spagnolo "argentino"), oltre al portoghese e inglese. Nonostante i suoi pochi anni, ne ha vissuti 17 all’estero, un giramondo suo malgrado. È il Direttore Artistico del Festival Italo-Argentino "Un Ponte, due Culture".

È stata tua l’idea di un festival italo-argentino?
Sì. Non ho mai smesso di sognare un progetto culturale che avvicinasse i due paesi, perché, di fatto, la cultura italiana e quella argentina non si conoscono molto. Il ponte culturale tra queste due nazioni ha cominciato a traballare alla fine degli anni Sessanta e soprattutto sono gli italiani che non conoscono la realtà culturale di questo paese latino americano. Un’idea che sono riuscito a concretizzare grazie al fondamentale aiuto dell’Ambasciata italiana in Argentina, alla Federazione Marchigiana d’Argentina, alle Associazioni marchigiane di La Plata, Bahia Blanca, Junin. Le Marche sono, infatti, una delle regioni italiane che più sentono il legame con l’Argentina, perché la comunità di nostri corregionali è numerosissima. Sembra che siano quasi un milione, contando anche i discendenti. I marchigiani d’Argentina, (la comunità più numerosa nel mondo) si sono costituiti in diciotto associazioni distribuite in tutto il paese e riunite in una Federazione. Insomma, avendo vissuto in quel Paese per diverso tempo, ho sentito l’esigenza di mettere in contatto gli emigrati marchigiani con gli artisti italiani, perché potessero sentirsi meno lontani, meno soli, soprattutto artisti della nuova generazione che comunicassero la cultura italiana anche ai giovani italo-argentini. Un progetto che è stato accolto con grande entusiasmo dalla Federazione Marchigiana, dal suo presidente Armando Pettorossi e da Mario Ercoli, Giuliano Brandi, Gabriela Alvarez che colgo l’occasione per ringraziare. Un entusiasmo ed un interesse che ha coinciso con l’attenzione che la Regione Marche sta dedicando da qualche tempo a questa parte alle comunità di marchigiani all’estero.

Quando hai cominciato a lavorare a questo progetto?
Il progetto è stato presentato nell’autunno ’97 alla Regione Marche dalla Federazione Marchigiana d’Argentina e la prima edizione del festival "Un ponte, due culture" è stata fortemente sostenuta perché le sue finalità sono molteplici: innanzitutto il carattere innovativo del progetto, destinato alle nuove generazioni, e poi pensato su base triennale (che speriamo visto il successo ottenuto, continui ben oltre il 2000). Un progetto, inoltre secondo una formula bilaterale: a partire dal 1999, infatti avrà luogo, ogni anno, nei due Paesi.

Per questa prossima realizzazione bisognerà allora calamitare l’attenzione e richiamare un coinvolgimento maggiore?
Senza dubbio. La Regione Marche si sta già ponendo come "motore" della manifestazione. In Italia si sta già cercando per le prossime edizioni la collaborazione di altre regioni italiane: Toscana, Umbria, Abruzzo, Lazio. In Argentina, attraverso la Federazione Marchigiana, stiamo mobilitando la partecipazione dell’Ambasciata italiana, che con l’intervento del Ministero degli Esteri coordinerà l’edizione, dei Consolati e degli Istituti di cultura italiani, del Parlamento e del Governo argentino, della città di Buenos Aires, delle Associazioni italiane in almeno 15 città, delle scuole italiane in Argentina, dell’Istituto "Dante Alighieri" con le sue 800 sedi. Ed anche con le aziende italiane che hanno filiali in Argentina. Abbiamo cercato la collaborazione anche delle istituzioni Argentine perché il festival è stato dichiarato d’"interesse nazionale" dalla Camara de Diputatos de la Nacion e di "interesse culturale" dalla Secretaria de Cultura de la ciudad de Buenos Aires.

Quali sono state le immagini, le sensazioni che ti sei portato a casa dopo il festival che, ricordiamo, ha girato diverse città dal 31 ottobre al 18 novembre, fermandosi a Buenos Aires otto giorni (dall’1 all’8 novembre)?
Bisogna ricordare che l’inaugurazione (il 31 ottobre ’98), ripresa da RAI International, è avvenuta in un luogo-simbolo: il salone della sede della Società di Mutuo Soccorso "Unione e Benevolenza", voluta e costruita dalla comunità italiana nel 1910, da quegli italiani che hanno "fatto" l’Argentina negli ultimi 140 anni. Era logico cominciare da quel luogo, per rendere omaggio all’intera Comunità e per partire per una nuova avventura, guardando al futuro, ma senza dimenticare chi ci ha preceduto. A Buenos Aires il festival si è svolto nell’Auditorio del "Centro Culturale Recoleta", anche questo un posto storico dal punto di vista delle tradizioni culturali. Due spettacoli al giorno, per otto giorni, e una grande risposta di pubblico e di critica. Molti giudizi positivi nei servizi giornalistici in Radio, in TV e sulla stampa.
Devo dire che tutti gli artisti italiani sono tornati entusiasti dell’esperienza vissuta con grande emozione. Le cose che ci hanno colpito maggiormente sono state, oltre allo straordinario calore del pubblico italiano, italo argentino ed argentino durante gli spettacoli, la grande esperienza dei contatti umani, i momenti di dialogo diretto e di dibattito tra pubblico e artisti specialmente nel corso dei seminari e i laboratori teatrali che si sono svolti in molte occasioni durante il festival. E poi ospitalità, generosità, disponibilità, accoglienza autentica, genuinità e spontaneità delle persone, dimostrate in ogni momento. Davvero una situazione speciale, cui non siamo solitamente abituati. Vuoi sapere la considerazione più ricorrente tra gli artisti? "Bisogna venire a visitare i nostri connazionali per capire veramente il desiderio che hanno di incontrarsi con noi e con la cultura della propria terra...". Anche per questo è nato il progetto del Festival con un titolo così indicativo che non lascia dubbi sul significato. Non è un caso, infatti, che tutti i comuni marchigiani, i cui amministratori hanno visitato le comunità dei propri concittadini, abbiano poi sentito la necessità di fondare gemellaggi soprattutto culturali. L’attrazione è fortissima, il legame profondo, il disagio e la nostalgia altrettanto grandi e evidenti. Il Festival vuole cercare di rispondere almeno ad alcune di queste esigenze, proponendosi come contenitore e luogo d’incontro, per rendere possibili scambi reciproci: agli artisti italiani, per capire ed avere la curiosità di dove e come vivono altri italiani, e chi sono, e perché hanno dovuto allontarsi dalle loro radici; ai marchigiani d’Argentina, anziani e giovani, per riconoscere-conoscere la loro terra d’origine, per non dimenticare, per conservare la memoria. Il privilegio che abbiamo avuto realizzando il festival è stato proprio la qualità degli scambi e dei rapporti umani, in sostanza la sintesi di vedersi accomunati da esperienze e da sentimenti. Un clima "magico" che ha dato significato agli sforzi compiuti da tutti.

Hai degli episodi originali da raccontare, qualche annotazione particolare?
Beh, vorrei ricordare per esempio che nello spettacolo-omaggio a Giacomo Leopardi, l’attore marchigiano Luigi Moretti è stato accompagnato da un fisarmonicista di 66 anni dell’Associazione marchigiana di La Plata, che ha suonato musiche popolari sui versi de "I Canti" e delle "Operette morali". Un connubio insolito ma armonicissimo.
Un altro fatto importante e che ci inorgoglisce è che una composizione del gruppo musicale "Bevano Est", dedicata alle Madri di Plaza de Mayo e registrata dal vivo in uno studio radiofonico, sarà utilizzata dalla stessa associazione delle madri dei desaparecidos nelle prossime manifestazioni. E poi non abbiamo dimenticato... la memoria dei sapori. Nella serata conclusiva del Festival le signore del "Circolo Marchigiano di La Plata" hanno cucinato vincisgrassi e porchetta per tutti.

Visti i consensi ottenuti, ci sono quindi buonissime speranze per la prossima edizione...
Il festival è stato un vero e proprio "caso". In molti ci credono, tra questi anche Marco Di Stefano che ha diretto un seminario sul mestiere d’attore e che come condirettore artistico del "Festival Internazionale di teatro" di Amandola, ha proposto per il 1999 un gemellaggio con "Un ponte, due culture" ospitando una sezione di cinema e teatro argentino. Insomma il festival è nato quasi come una scommessa, vinta per adesso ed è per questo che la rilanciamo per il 1999.
(ad’e)

Il programma
Gli spettacoli e gli artisti  che hanno partecipato al festival

Matteo Belli (Italia) in "R come Recital"
Luis Brandoni ( marchigiano-argentino) e Dario Grandinetti (Argentina) in
"L’uomo dal fiore in bocca" di Luigi Pirandello
Il Laboratorio Teatro Terra (Italia-Argentina) con Gianluca Barbadori in "Esperando el Lunes" di Carlos Maria Alsina
I "Bevano Est" (Italia) in concerto
Mario Pirovano (Italia) in "Mistero Buffo" di Dario Fo
Claudio Gallardou (Argentina) in "Elementi espressivi della Commedia dell’Arte"
Dosto & Yevsky (Italia) duo comico in concerto di piano e contrabbasso
Luigi Moretti (Italia) e Ingrid Pelicori (Argentina) in Omaggio a Leopardi
Marco Di Stefano (Italia) ha tenuto seminari e ha presentato la pellicola in cui protagonista" La macchina dei teatri" di Gabrio Marinelli
Duggandanza (Argentina) spettacolo di danza
Acrobates en el aire (Argentina) spettacolo di acrobazia, funambolismo, danza
Bel Mondo (Argentina) gruppo musicale rock
Osvaldo Pellettieri (Argentina) ha tenuto una conferenza su: "L’immigrante italiano nel teatro di Armando Discepolo"

www.tomacero.com

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